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EPISODIO #6: CUORI GIALLI ALLA RISCOSSA

Nel linguaggio degli emoji i cuori gialli simboleggiano affetto e generosità, due elementi imprescindibili nell’amicizia e nell’amore. I veri amici sono quelli che ti aiutano quando sei nei guai, anche quando non glielo chiedi, anche se all’inizio rischiano di essere respinti. Perché i veri amici hanno antenne speciali, sentono che qualcosa non va, e passano all’azione, vincendo remore e timidezze. E qui usciamo dal film di zombie, dove gli eroi in genere affrontano i non-morti in una megabattaglia sparatutto che provoca un bagno di sangue. Ci vuole un altro stile! Quando si tratta di aiutare due ragazzi del nostro giro impegolati in una relazione che ha tutta l’aria di essere tossica, il primo step è fare rete intorno a loro. È la lezione più importante che ci danno gli amici di Teo e Vane. La violenza di genere all’interno di una coppia nasce nell’isolamento e si rafforza nell’indifferenza. Quando, dopo un fatto brutto, i vicini dicono “incredibile, sembravano così affiatati”, in realtà stanno dicendo “non li ho mai guardati veramente, mi sono sempre girato dall’altra parte”. È fondamentale non lasciare sole le persone coinvolte in una relazione dannosa, anche se vorrebbero farsi il vuoto attorno, non permettere loro di chiudere il disagio nel guscio dei “fatti nostri”. Sentirsi parte di un gruppo non impedisce ai due partner di commettere errori (ci mancherebbe: gli errori, anche in amore, aiutano a crescere), ma evita che diventino troppo grandi. La rete non si limita agli amici. Va allargata agli adulti di riferimento, a cominciare da genitori e insegnanti formati per prevenire e rispondere a situazioni di violenza di genere fra i giovanissimi, purtroppo sempre più frequenti. In quasi tutte le scuole secondarie, di primo e di secondo grado, c’è uno sportello di ascolto psicologico per gli studenti cui, con il permesso dei genitori, possiamo rivolgerci per raccontare il nostro disagio, o chiedere consiglio per aiutare i coetanei che ci sembrano in difficoltà. Ci sono anche i “punti di accesso” organizzati dal Servizio sanitario nazionale in molte città, dove i ragazzi (ma anche i genitori e gli educatori) possono confrontarsi con persone esperte, competenti e accoglienti, che sapranno dare indicazioni e supporto e, nel caso, pensare a un intervento. Dobbiamo rivolgerci a loro senza esitazione, soprattutto se c’è il sospetto di abusi all’interno della coppia, o se veniamo a conoscenza di atti di cyberbullismo (cioè insulti e minacce sui social, diffusione di foto intime), il peggior effetto collaterale della meravigliosa facilità di comunicazione che ci offre l’era digitale. Attenzione: vi abbiamo raccontato una storia di coppia in cui è lui a fare il prepotente e lei è quella che subisce, perché è il caso statisticamente più frequente. A volte però può essere il ragazzo a subire le prepotenze fisiche o psicologiche di una partner. E a soffrire in silenzio, imbavagliato anche lui da un ammuffito ma resistentissimo pregiudizio di genere: un maschio remissivo che si fa “mettere sotto” da una femmina è una nullità da disprezzare o prendere in giro. Ma non c’è niente di cui vergognarsi. I rapporti umani sono molto più sfaccettati e imprevedibili di una manciata di stereotipi mummificati. Sbarazzarcene significa non solo essere più liberi, ma anche più capaci di comprendere e aiutare chi ci sta vicino, senza giudicarlo. Perché l’ultimo stereotipo da rottamare è che da adolescenti si possa essere“buoni” o “cattivi”. Crescere è sbagliare, e ogni sbaglio può essere una lezione. Le etichette stanno bene sui prodotti del supermercato, non sugli esseri umani.

È ora di lasciar scorrere la sigla finale della nostra fiction horror, Non aprite quella chat!

Il lieto fine non c’è, ma i nostri protagonisti hanno capito da dove possono cominciare a scriverlo. Non facendoselo dettare dai pregiudizi zombie, ma dal loro cuore. Non sulla chat e nemmeno in una fiction, ma nella vita vera.